Uno dei cambiamenti più importanti causati dal passaggio dall’era industriale (capital intensive) all’era post-industriale (capital and Knowledge intensive), è quello che ha portato le imprese, oltre che a una ridefinizione delle proprie linee strategiche, delle strutture produttive e dei modelli organizzativi, anche al riconoscimento dell’importanza delle persone in quanto soggetti organizzativi.
Gli attuali contesti produttivi, infatti, richiedono una professionalità che non viene soddisfatta solo dalla competenza, intesa come uso dinamico delle conoscenze, capacità di risolvere i problemi e abilità tecnica. Questi sono certamente elementi che ciascuno utilizza nel proprio lavoro, ma a fianco a questi ne agiscono altri, direttamente collegati al carattere e alla personalità, ma anche allo specifico modo di leggere e interpretare le informazioni e gli eventi, a sua volta dipendente dal sistema dei valori individuali che funge da “guida esistenziale”.
In questa visione, dunque, ogni essere umano è molto più che un ruolo, una funzione o un elenco di competenze spendibili relativamente a un obiettivo, né la qualità unica e irripetibile dell’intero – frutto del suo specifico modo di essere, della sua storia e delle sue esperienze – può essere esaurita in un curriculum o in una lista di “saper fare”.
Ciascuno fa in ragione di ciò che è, dunque è nell’essere che può essere cercata e trovata la radice reale di queste competenze, umane ben prima che professionali. Così come è attraverso un lavoro sull’essere che queste possono essere incrementate, al di là della semplice acquisizione di conoscenze specifiche o di modelli operativi preesistenti.
Nell’intento di adeguarsi a queste nuove esigenze, anche la formazione aziendale sempre più tende a qualificarsi come un punto di incontro fra le potenzialità e i bisogni del singolo e le potenzialità e i bisogni dell’organizzazione, attraverso interventi che mirano a recuperare la centralità del soggetto-persona. Interventi cioè che mirano a spostare il focus dal semplice fare a un fare inteso come conseguenza dell’essere.
Ed è proprio in questa chiave che la Meditazione Vigile – cuore del sistema Zen e Mindfulness – si rivela come uno strumento formativo potente e duttile, esplicandosi la sua azione proprio sul livello più basico dell’essere umano. Il suo effetto cardine, infatti, non è quello di rafforzare una qualche proprietà o caratteristica della personalità, né una specifica abilità comportamentale o relazionale, bensì quello di creare e consolidare il nucleo stesso che, della personalità, è insieme radice, fondamento e supporto.


