Vittorio Mascherpa
CERCANDO UNA DEFINIZIONE
(da “Lo Zen e l’arte di vivere il tempo di lavoro”)
Eccoci ancora una volta di fronte alla stessa domanda.
Abbiamo creato uno spazio, sgombrando il campo da alcune visioni parziali, da qualche luogo comune e qualche ingenuità, ma ora dobbiamo provare a riempirlo, questo spazio.
Se non è una religione, una filosofia, una terapia, una dinamica mentale o una disciplina new-age, allora cos'è lo zen?
Probabilmente non sbagliamo nel definirlo come un "modo".
Un modo di essere e di essere nel mondo.
Un modo di fare. Un modo di porsi. Un modo di vivere.
Dal punto di vista concreto, lo zen è insieme una pratica - cioè una sorta di esercizio che, nel compendiare i principi propri di questo approccio, contemporaneamente ne allena l'applicazione - e uno stile di vita e di lavoro.
Di vita e di lavoro: ci teniamo a rimarcarlo per sottolineare come l'operatività e l'impegno attivo siano parte integrante, essenziale e irrinunciabile, della disciplina zen. E per prendere fin da subito le distanze con l'idea tutta occidentale del meditante che trascorre la vita isolato nel proprio mondo interiore e nella contemplazione del proprio ombelico.
La pratica della meditazione seduta infatti, pur essendo l'anima, la base e il cardine del metodo zen, non rappresenta altro che un addestramento, una scuola e una palestra dove esercitare e sviluppare "muscoli" percettivi, mentali ed esistenziali che dovranno poi essere utilizzati in ogni istante della vita quotidiana.